Focus lavoro

Lavoratori ICT in Italia, la mappa di InNova

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Grazie allo studio della società di ricerca InNova, con la collaborazione del sindacato UILTuCS, scopriamo la nuova mappa dei lavoratori ICT in Italia. ICT un settore non molto grande, ma molto diffuso Il settore ICT rappresenta il 3,7% del valore aggiunto italiano, quasi metà della quota di paesi come Irlanda...

La gig economy, spiegata bene

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Gig economy in Italia: al via la prima ricerca

Gig economy in Italia: al via la prima ricerca

Il caso Foodora ha fatto crescere il dibattito sulla gig economy anche in Italia. Esistono diverse piattaforme online, più o meno note, italiane ed internazionali, che vedono quotidianamente accedere gli italiani alle offerte di lavoro promosse su queste app o sui siti web.

Tuttavia, la gig economy, detta anche on-demand economy, è un fenomeno dai confini incerti in Italia.

La UILTuCS, organizzazione sindacale della UIL che rappresenta i lavoratori del terziario, tramite Coordinamento Networkers, progetto dedicato ai lavoratori dell’Information and Communication Technology del settore, ha lanciato online un questionario per raccogliere diverse testimonianze italiane dell’economia dei “lavoretti” e provare a fissare alcuni elementi principali nella definizione della gig economy nel nostro Paese.

Per accedere al questionario online – che sarà attivo fino alla fine di gennaio ai fini della ricerca ma proseguirà per tutto il 2017 così da ampliare la base di intervistati – basta visitare questo link.

I dati raccolti dalle interviste saranno presentati durante un convegno organizzato dal TUAC (Trade Union Advisory Committee), l’organizzazione sindacale internazionale che collabora con l’OCSE, nel mese di febbraio 2017 a Parigi.

L’indagine, che non vuole avere un carattere scientifico in termini di campionamento, punta alla raccolta di informazioni di tipo qualitativo e all’analisi di alcuni aspetti come quello della retribuzione, del tempo speso sulle piattaforme, dell’applicazione di un contratto collettivo di lavoro, di eventuali rivendicazioni nei confronti della piattaforma utilizzata dai lavoratori, oltre alle classiche informazioni sull’età, il genere, il titolo di studio e la città di residenza.

L’iniziativa del Coordinamento Networkers UILTuCS nasce sia dall’interesse sul caso Foodora, sia per dare un concreto riscontro alla risoluzione “Verso un lavoro digitale equo” della CES, la Confederazione Europea dei Sindacati, sulla digitalizzazione approvata al Comitato Esecutivo dell’8-9 giugno 2016.

Lavoratori della gig economy: dipendenti o autonomi?

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