La gig economy, spiegata bene

La gig economy, spiegata bene

Post by: 28/02/2017 0 comments 756 views

Anche se ancora in una fase iniziale, la gig economy presenta diverse certezze e altrettante domande cui non sarà facile dare una risposta definitiva.

Abbiamo provato a capirne di più su questo pezzo dell’economia digitale grazie al contributo di Valerio De Stefano  e Antonio Aloisi, che studiano questi fenomeni dall’Università Bocconi di Milano e che hanno gentilmente risposto ad alcune nostre domande.

Cos’è la gig economy?

La gig economy è la cosiddetta “economia dei lavoretti”. Include il crowdwork, lavoro dato in outsourcing su piattaforme online in maniera spesso molto parcellizzata e che può potenzialmente essere svolto da qualsiasi parte del mondo.

All’interno della gig economy esiste anche una parte di “lavoro a chiamata tramite app”, gestito da piattaforme che mettono in contatto clienti e lavoratori per il trasporto di cose e persone, l’esecuzione di lavori domestici, la preparazione di cibo ecc.

Quali sono, secondo voi, limiti e opportunità della cosiddetta economia dei lavoretti?

Le opportunità sono un veloce incontro tra domanda e offerta di lavoro e il taglio dei costi di transazione. Per le imprese riguarda una certa flessibilità nella gestione della manodopera sulla base di un’impostazione “just in time”, cioè di erogare servizi quando richiesti e pagare i lavoratori solo nel momento esatto in cui svolgono la prestazione.

Questa impostazione è anche un limite per i lavoratori, che non sono coperti in alcun modo quando c’è un calo di domanda o in caso di malattia, per esempio.

A livello internazionale, ci sono iniziative sindacali e non a tutela di questa categoria di lavoratori?

Ci sono iniziative sindacali inglesi per le attività svolte tramite piattaforme tipo Uber o Deliveroo. Questo si sta verificando anche negli Stati Uniti e qualcosa si muove anche in Italia.

Il sindacato tedesco dei metalmeccanici IG Metall – per quanto riguarda il lavoro online – con altri sindacati scandinavi e americani stanno realizzando delle piattaforme per organizzare online i crowd workers.

Quanto guadagna all’anno in media un lavoratore della gig economy in Europa?

Non ci sono dati esatti a disposizione sui lavoratori perchè i guadagni variano da persona a persona a seconda di quanto lavorano e anche per una questione di tutela della loro riservatezza dei lavoratori. C’è anche la volontà di non divulgare informazioni fondamentali sul business.

Quali sono i settori lavorativi più coinvolti?

Quello dei trasporti sia di persone sia di oggetti e cibo. C’è anche la questione dei lavoretti domestici di piccolo cabotaggio oppure nel settore del crowdwork si va dalla consulenza al design, fino alla traduzione e alla trascrizione di audio e di testi. Sono forme di lavoro molto trasversali e toccano diversi settori.

Le piattaforme online che lavorano di più sono soltanto quelle internazionali o a livello locale ci sono delle eccezioni?

Normalmente ci sono sia quelle internazionali che lavorano poi su vari Paesi quando operano nel mondo ”reale” per attività come trasporti o pulizie. Ci sono poi le piattaforme virtuali concentrate negli USA ma anche in alcuni Paesi d’Europa (ad esempio in Germania). Anche in Italia sono presenti realtà nazionali di aziende che offrono lavoro tramite piattaforma.

Considerato il nostro diritto del lavoro, in Italia come si potrebbero tutelare i gig workers?

Ci sono due considerazioni da fare. La prima è che i gig workers non sono un’unica categoria. In alcuni casi c’è una vera e propria autonomia della prestazione. In altri casi, ci sono situazioni in cui le persone lavorano come subordinate e vanno trattate come tali anche dal punto di vista normativo.

In ogni caso, anche ai lavoratori autonomi sono riconosciuti alcuni diritti fondamentali (associazione sindacale, contrattazione collettiva, alla non discriminazione, per citarne alcuni). Questo va preso in considerazione se guardiamo questo tipo di attività anche dal punto di vista europeo o sovranazionale.

Non è detto che se si è lavoratori autonomi non si è sindacalizzabili, come dimostra anche il contesto italiano dove da sempre esistono lavoratori sindacalizzati e che beneficiano della negoziazione collettiva, come gli agenti e rappresentanti di commercio.

Se invece hai lavorato su piattaforme online o app della gig economy, compila il nostro questionario online.

Foto: Tankesmedjan Futurion

La gig economy, spiegata bene ultima modifica: 2017-02-28T11:01:30+00:00 da Redazione

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