Piattaforme digitali, gig economy: ecco la Carta di Francoforte

Piattaforme digitali, gig economy: ecco la Carta di Francoforte

Post by: 20/12/2016 0 comments 770 views

Una rete di sindacati europei e nordamericani, confederazioni generali e organizzazioni dei lavoratori hanno firmato il 6 dicembre un appello per la tutela dei lavoratori su piattaforme digitali come Clickworker, Amazon Mechanical Turk, Jovoto e Uber.

Una proposta per gli operatori delle piattaforme, i clienti, i politici, i lavoratori e le organizzazioni sindacali affinché si possano assicurare condizioni di lavoro giuste e dignitose e la partecipazione dei lavoratori nella gestione del mondo in continua crescita del lavoro digitale su piattaforma.

La crescita del lavoro su piattaforme digitali pone sia rischi sia opportunità per i lavoratori e per la società in generale.

Il “Frankfurt Paper on Platform-Based Work” può essere un’occasione per una svolta cooperativa nel rapporto tra sindacati e management.

Le organizzazioni che hanno firmato il documento – da Copenhagen a Seattle, da Francoforte a Washington, da Vienna a Stoccolma – affermano insieme: “In un contesto di globalizzazione, digitalizzazione, ‘flessibilizzazione’ del lavoro, crescita della disuguaglianza di reddito tra Paesi e una polarizzazione politica crescente in Europa e negli Stati Uniti D’America, un lavoro socialmente sostenibile e giusto e una reale partecipazione dei lavoratori alla costruzione delle condizioni di lavoro sono più importanti che mai.

Questo è tanto vero sulle piattaforme digitali quanto nell’industria manifatturiera e nei lavori d’ufficio. Se le nostre società democratiche vogliono rimanere tali, i lavoratori devono avere un’influenza democratica sulla governance del lavoro. La digitalizzazione non deve contribuire alla crescita di ineguaglianze di reddito e politica polarizzata. Imprese, lavoratori e politica hanno un interesse comune nell’assicurare che i benefici della digitalizzazione siano condivisi in maniera ampia ed equa.

La partecipazione dei lavoratori nella governance del lavoro è un meccanismo storicamente funzionante.

Contro il rischio di un feudalesimo digitale, gli operatori delle piattaforme, lavoratori, organizzazioni sindacali, clienti, ricercatori e politici devono lavorare insieme per portare la democrazia in questi nuovi posti di lavoro digitale”.

Il documento invita i diversi stakeholder del lavoro basato su piattaforma a lavorare insieme per:

  • assicurare che i business da piattaforma rispettino le principali leggi nazionali e le convenzioni internazionali, invece di aggirarle usando la tecnologia;
  • chiarire lo status d’impiego dei lavoratori delle piattaforme digitali;
  • garantire che i lavoratori delle piattaforme che non sono del tutto freelance abbiano il diritto di organizzarsi e negoziare degli accordi con gli operatori delle piattaforme e/o clienti;
  • cercare di assicurare a tutti i lavoratori delle piattaforme digitali, aldilà dello stato d’impiego, almeno una retribuzione minima per il lavoro svolto nella loro giurisdizione (o, dove non è previsto, la retribuzione in linea con la contrattazione collettiva);
  • ottenere che i lavoratori delle piattaforme abbiano accesso alla protezione sociale – come l’indennità di disoccupazione, indennità sulla disabilità, malattia, pensione, infortuni e indennizzo per stress lavoro correlato – aldilà dello status d’impiego;
  • sviluppare soluzioni trasparenti e comprensibili per la risoluzione delle dispute tra clienti e lavoratori – e, dove necessario, tra lavoratori – nei casi, per esempio, di mancato pagamento da parte del cliente o un’imprecisa definizione dei diritti di proprietà intellettuale
  • aumentare la trasparenza nel mondo delle piattaforme digitali di lavoro.

«Le organizzazioni che hanno contribuito a questo documento sono già impegnate nel rendere migliori le condizioni di lavoro e la partecipazione dei lavoratori una realtà nelle piattaforme digitali di lavoro» ha detto Christiane Benner, Vicepresidente del sindacato tedesco dei metalmeccanici IG Metall, che ha organizzato la rete.

«Siamo all’inizio di questo lavoro, ma ha già preso diverse forme che includono l’organizzazione innovativa, lo sviluppo tecnologico, nuovi servizi, creazione di politiche per il lavoro, campagne pubbliche di sensibilizzazione, ricerca e dialogo con gli operatori delle piattaforme».

John Scearcy, segretario-tesoriere di Teamsters Local 117 di Seattle (Washington), cita le modifiche alle politiche pubbliche che potrebbero aiutare a stabilizzare il lavoro basato sulle piattaforme: «A Seattle, è passata una legge innovativa che dà ai conducenti dell’industria regionale degli affitti un controllo maggiore sul loro lavoro attraverso il diritto di contrattazione collettiva su temi come la paga e le condizioni di lavoro. Dare voce ai lavoratori è un punto cruciale verso l’auto-determinazione, le condizioni umane e la possibilità di vivere».

Rispetto a un modello comune di partecipazione dei lavoratori in Europa, intitolato “co-determinazione”, Rudolf Kaske, Presidente della Camera del Lavoro austriaca, dice: «Il lavoro su piattaforma presenta un’opportunità per modernizzare la legge e le pratiche sulla co-determinazione – per sviluppare una ‘Co-Determinazione 4.0’». La notazione ‘4.0’ si riferisce al dibattito tedesco sul ‘Lavoro 4.0’, la trasformazione in atto creata dalla digitalizzazione sia degli uffici sia del manifatturiero.

Martin Linder, Presidente di Unionen, sindacato svedese degli impiegati, commenta: «In Scandinavia abbiamo una lunga tradizione di stretta cooperazione tra sindacati, management aziendale e regolatori per conseguire degli obiettivi sociali condivisi. L’esperienza scandinava – e il continuo lavoro su questo argomento in Svezia – può essere una risorsa per gli sforzi dei vari stakeholder per far sì che il lavoro basato sulle piattaforme sia socialmente sostenibile. Nello specifico, abbiamo sviluppato un modello che crediamo possa consentirci di mantenere forti standard lavorativi e allo stesso tempo permettere alle società che operano sulle piattaforme di essere innovative e flessibili».

Scarica la Carta di Francoforte sulle piattaforme digitali

Piattaforme digitali, gig economy: ecco la Carta di Francoforte ultima modifica: 2016-12-20T11:21:11+00:00 da Redazione

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